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Roberto Forcione Chat

сообщение · 2026-07-11 09:45 UTC
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Importante iniziativa da parte mia e degli amici dell'informazione libera di cui faccio parte. sottoscrivere se lo ritenete opportuno e condividete sulle vostre pagine social, grazie Diciotto studenti. Una scuola. Un attacco che i grandi media occidentali hanno scelto di ignorare. Questa lettera aperta nasce dalla convinzione che il dolore non abbia passaporto e che ogni vita spezzata meriti lo stesso riconoscimento umano, ovunque nel mondo. Se condividi questo principio, aggiungi il tuo nome: la lettera sarà consegnata ufficialmente all'Ambasciata della Federazione Russa a Roma, affinché le famiglie delle vittime sappiano che non sono sole. Al Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa (tramite l'Ambasciata della Federazione Russa nella Repubblica Italiana) Via Gaeta, 5 00185 Roma Oggetto: Lettera aperta di condoglianze e solidarietà alle famiglie delle vittime del college di Starobilsk (LNR) A Sua Eccellenza il Ministro degli Affari Esteri, al personale diplomatico e, per Vostro tramite, alle Autorità della Repubblica Popolare di Lugansk e alle madri, ai padri, ai fratelli, alle sorelle che oggi piangono i loro ragazzi. Si chiamavano Anna, Dar'ja, Jana, Irina, Elena, Tat'jana, Artem, Maksim, Aleksandr, Sofia, Alina. Si chiamavano, e avevano un nome prima ancora che una nazionalità. Erano studenti: portavano libri, sognavano un futuro, dormivano nei dormitori di un istituto scolastico credendosi al sicuro. Adesso sono diciotto. Diciotto giovani vite spezzate in un luogo che avrebbe dovuto essere inviolabile: una scuola. Questa lettera nasce da un bisogno semplice e urgente: che quelle famiglie sappiano che non sono sole. Che in Italia, lontano dai loro dolori e dalle loro macerie, ci sono persone che hanno letto quei nomi, che hanno guardato quelle immagini senza distogliere lo sguardo e che portano dentro di sé il peso di ciò che è accaduto a Starobilsk. Non esistono parole all'altezza del dolore di chi ha perso un figlio tra i banchi di scuola. Non esistono formule capaci di restituire quello che è stato tolto. Eppure sentiamo il dovere morale di scrivere, perché il silenzio, in questo caso, sarebbe complicità. E di silenzio, purtroppo, dobbiamo parlare. Con vergogna profonda abbiamo assistito, sui principali mezzi di comunicazione occidentali, all'assenza, alla minimizzazione, al trattamento burocratico di questo crimine di guerra. Questo silenzio veicola un messaggio aberrante: che alcune vittime valgano meno di altre a seconda del passaporto che portavano in tasca. È una menzogna morale che rifiutiamo con tutta la forza delle nostre coscienze. Il dolore non ha confini. La vita di uno studente ha lo stesso identico, inestimabile valore a Starobilsk come a Parigi, come a Roma, come in qualsiasi altro luogo del mondo. I cittadini che firmano questo appello, promosso da Stefano Orsi e dal suo canale di informazione indipendente, si stringono ai sopravvissuti, ai quarantaquattro feriti, ai dispersi e a ogni famiglia che oggi tiene in mano una fotografia invece di un abbraccio. Chiediamo che questa lettera giunga, per quanto possibile, alle comunità colpite: affinché sappiano che c'è chi non dimentica, chi non discrimina, chi dall'altra parte dell'Europa piange insieme a loro. Con rispetto profondo e vicinanza umana sincera, Stefano Orsi (Canale Stefano Orsi) Stefano Orsi E tutti i cittadini sottoscrittori in calce https://forms.gle/V3T6aFpWfsCWuSWCA
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