Ссылка
click to show
click to show
INTERNET OF BODIES: IL CORPO COLLEGATO ALLA RETE
L’”internet dei corpi”, o IoB, comprende dispositivi capaci di raccogliere dati dal corpo umano e trasmetterli a sistemi digitali: smartwatch, cerotti elettronici, sensori ingeribili, pacemaker, pompe connesse, protesi intelligenti e interfacce cervello-computer.
Lo sviluppo procede dal semplice monitoraggio esterno fino a dispositivi impiantabili e sistemi che collegano corpo, smartphone, reti ospedaliere, cloud e algoritmi. RAND descrive l’IoB come l’integrazione tra corpo umano, sensori, software e comunicazioni digitali.
In Europa i finanziamenti non sono raccolti sotto un unico programma, ma distribuiti tra Horizon Europe, sanità digitale, neuroscienze, biosensori, materiali avanzati e dispositivi medici. Il progetto MORPHEUS, finanziato dall’UE con circa 4,9 milioni di euro, sviluppa sensori flessibili per parametri fisiologici e biochimici con trasmissione NFC e Bluetooth.
Altri investimenti europei riguardano la Graphene Flagship, lo Human Brain Project e progetti su interfacce neurali, nanomateriali e biosensori. La dichiarazione Italia-USA del 2023 cita inoltre nanomateriali a base di DNA per biosensori, SECULARIS per la sicurezza dell’Internet of Bio-Nano Things e DEFEQT sui materiali bidimensionali.
Negli Stati Uniti la NIH BRAIN Initiative ha ricevuto miliardi di dollari per neuroscienze e neurotecnologie, mentre DARPA finanzia interfacce cervello-macchina anche per applicazioni militari. In Giappone il programma Moonshot comprende avatar cibernetici, potenziamento fisico e cognitivo e un progetto denominato IoB Middleware. Anche il settore privato investe somme elevate nelle interfacce cerebrali impiantabili.
Le principali criticità riguardano la raccolta continua di dati biologici, il collegamento con identità digitali e cartelle sanitarie, l’uso da parte di assicurazioni o datori di lavoro, il tracciamento tramite identificativi wireless, la dipendenza dai produttori e il rischio di attacchi informatici con conseguenze fisiche.
Il pericolo maggiore non è il singolo dispositivo medico, ma l’integrazione tra corpo, identità, cloud, algoritmi, lavoro, assicurazioni, sicurezza pubblica e accesso ai servizi. Senza limiti chiari, tecnologie nate per curare possono diventare strumenti di sorveglianza biologica e controllo comportamentale.
Sono quindi necessari diritto effettivo al rifiuto, alternative non digitali, elaborazione locale, minimizzazione dei dati, cifratura verificabile, divieto di uso lavorativo o assicurativo e separazione tra sanità e sistemi di sorveglianza.
Fonti:
https://www.rand.org/pubs/research_reports/RR3226.html
https://cordis.europa.eu/project/id/101297277
https://cordis.europa.eu/project/id/101057450
https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2023/01/JOINT_DECLARATION_OF_THE14th-ITALY-U.S._JOINT_COMMISSION_MEETING_Signed.pdf
https://www.nih.gov/brain/about/budget
https://www.darpa.mil/research/programs/next-generation-nonsurgical-neurotechnology
https://www.jst.go.jp/moonshot/en/program/goal1/
https://www.fda.gov/medical-devices/digital-health-center-excellence/cybersecurity
https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2024/757807/EPRS_STU%282024%29757807_EN.pdf