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commenticdc

сообщение · 2022-08-05 07:10 UTC
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Secondo Emma Bonino, la vecchia cariatide incistata da tempo immemore nella pancia della repubblica italiana, "Senza Nato e agenda Draghi non si sta nell’alleanza", alludendo al carrozzone che stanno tirando su per fronteggiare i cattivoni fascisti omofobici eccetera. Lo ha fatto dopo che il suo partito, eloquentemente chiamato "+Europa", in tandem col movimento di Calenda ha strappato al PD condizioni assai vantaggiose per formare l'alleanza: ai draghisti ortodossi andranno il 30% delle candidature nei collegi uninominali, la cosiddetta "agenda Draghi" sarà un gradino sopra la Sacra Bibbia e tutta l'Italia verrà disseminata di termovalorizzatori e rigassificatori (e a chi si oppone si manda l'esercito, come ha detto Calenda). Ora, secondo la vulgata spacciata da venticinque anni a questa parte, Emma Bonino sarebbe uno dei più popolari personaggi politici della seconda repubblica: parlamentare di lunghissimo corso (entrò alla Camera nel 1976), più volte ministro e commissario europeo, sempre candidata alla presidenza della repubblica, la Bonino è l'incarnazione di una "donna di successo" che si è sempre battuta per i "diritti", a partire da quando, giovane militante del Partito Radicale di Pannella, insegnava a praticare aborti fai da te. I numeri della democrazia, tuttavia, sanno essere impietosi: mai nelle urne si è trovata traccia della popolarità di Emma, se non alle europee del 1999 quando, dopo la martellante campagna mediatica "Emma for president", la sua lista ottenne l'8% dei voti. Nelle altre circostanze, le masse hanno dimostrato di non apprezzare granché la sua proposta politica; emblematico il caso delle elezioni politiche del 2013, quando la lista guidata dalla Bonino ("Aministia, Giustizia e Libertà", una delle tante sigle metamorfiche del mondo pannelliano) ottenne appena lo 0,19% (meno di Forza Nuova) e ciò nonostante la cara Emma si ritrovò ministro degli esteri nel governo Letta. I solti maligni ipotizzarono allora che la Bonino dovesse le sue fortune non al popolo sovrano, ma ai circoli elitari internazionali che avevano saputo valorizzarne l'indole servile e spregiudicata: dopo aver partecipato ad un incontro del Bilderberg ed essersi fatta una reputazione nei salotti che contano, Emma Bonino ricevette "il Fred Cuny Award for the Prevention of Deadly conflict" direttamente dalle mani di George Soros, lo stesso personaggio che non ha mai fatto mistero di finanziare le (fallimentari) campagne elettorali della nostra eroina. Ad ogni tornata elettorale, fioccano i trucchetti per mandare Emma e qualcuno dei suoi nelle sacre camere a prescindere dai voti e da tutto il resto: alle ultime politiche, la Bonino venne candidata in un collegio "sicuro" dal PD mentre la sua lista restava a secco, e per le prossime elezioni è stato proprio il deputato boniniano Riccardo Magi a farsi promotore dell'emendamento-truffa che dispensa certe liste (fra cui, ça va sans dire, quella della cara Emma) dalla raccolta firme. Emma Bonino: una campionessa della democrazia.
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